Il cammino cristiano




Testimonianze di ex tossicodipendenti e alcolizzati

 

TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE

Mi chiamo Beppe, e sono nato a Cremona in una famiglia di sani principi, dove mi hanno insegnava a frequentare buone amicizie ed essere educato con le persone che mi stavano vicino. Fino all'età di tredici anni sono stato sempre ubbidiente, ascoltando i consigli dei miei genitori. All'età di quattordici anni con alcuni amici cominciai a frequentare l'ambiente delle discoteche, a bere e quasi sempre dopo queste uscite quasi sempre tornavo a casa alle due o alle tre del mattino, ubriaco e sconvolto. Nello stesso tempo lavoravo in un panificio dove conobbi altri ragazzi con i quali cominciai a fumare marijuana e per molti anni sono andato avanti così, bevendo e fumando. I miei genitori non sapevano nulla perché mi nascondevo il più possibile e non mi aprivo mai con loro.

Nel 1974, il grande salto, con alcuni amici cominciammo a fare uso di eroina. Ricordo ancora la prima dose che mi fu presentata, eravamo in un giardino, e un mio amico sciolse la roba nel cucchiaino. Ricordo ancora le sue parole mentre mi chiedeva di porgergli il braccio. Era la prima volta che mi bucavo e avevo meno di 17 anni. Cominciai così a cercare soldi in casa mia per procurarmi l'eroina. Mio padre ben presto venne a sapere che facevo parte di un gruppo di ragazzi che giravano insieme per andare a rubare. Così un giorno venne da me e mi disse: "È vero che tu fai uso di eroina?" Io cercai in tutte le maniere di negare l'evidenza perché avevo paura di mio padre e gli raccontavo un sacco di frottole, fino a che un giorno venne verso di me, mi alzò le maniche della camicia, e vide le mie braccia segnate dalle siringhe che usavo. Mi pose delle condizioni: se volevo continuare a vivere in casa dovevo smettere di bucarmi, altrimenti avrei dovuto prendere la mia strada. Decisi di lasciare la mia casa e andai a vivere con un mio amico che al tempo spacciava droga.
Era una casa dove c'era un via vai di tossicodipendenti che veniva sia per comprare che per bucarsi. Mi inoltrai in quella strada che non abbandonai se non dopo 10 anni, facendo cose assurde, continuando a rubare e finendo anche in carcere. Lì dentro avevo molto tempo e cominciai a riflettere domandami che cosa stavo facendo della mia vita, il dispiacere provocato ai miei genitori, ecc... Ma neanche questo riusciva a fermarmi, continuavo ad usare eroina nonostante tutto, arrivai fino al punto di raccogliere siringhe per la strada, ero completamente stravolto e un giorno mi trovai mezzo morto, buttato sopra un marciapiede. Ricordo ancora quando venne l'ambulanza a prendermi, per portarmi in ospedale, pensai: "questa volta muoio". Quando mi risvegliai mi arrabbiai con gli infermieri dicendo: "Ma cosa mi avete fatto, io stavo così bene dove mi trovavo". Mi avevano tolto lo sballo e mi avevano rimesso in sesto. Cominciai a gridare e a battere i pugni sul tavolo. Scappai dall'ospedale e tornai per la strada, la mattina seguente ero di nuovo in cerca di eroina. Alle volte non mangiavo per due giorni, ero così legato e immerso nella droga che arrivai a pesare 45 chili, ogni giorno dovevo recuperare dalle 200 alle 300 mila lire per soddisfare il mio bisogno. Per 10 anni questo è stato il mio incubo.

Mio padre diverse volte ha cercato di venirmi incontro, e una volta mi portò in ospedale per farmi disintossicare, ma quando uscivo tornavo a fare quello che facevo prima, e pensavo che ormai quella fosse la mia vita. Un giorno, mi trovavo in un giardino di Milano ed ero seduto su una panchina pensando a come potevo far soldi, perché stavo male e avevo bisogno della mia dose giornaliera. Due ragazzi si avvicinarono a me e mi invitarono ad andare con loro in una comunità. Io dissi loro che avevo ormai provato con ogni mezzo ad uscirne, ma niente aveva potuto aiutarmi. Poi decisi di di seguire il consiglio, quando arrivai vidi dei ragazzi che avevano fatto la mia stessa esperienza e mi raccontarono cose meravigliose di come erano stati trasformati e perdonati da ogni peccato. Il responsabile della comunità mi disse che Gesù avrebbe potuto cambiare anche la mia vita, mi disse che c'era speranza anche per me e da quella sera stessa decisi di andare a vivere in questa comunità, che attualmente sta aiutando molti giovani. Una sera, proprio in questa comunità, gridai a Dio chiedendogli di perdonarmi i miei peccati, e Dio lo fece, dandomi la gioia di vivere. Ora io posso affermare che Dio è fedele perché mi conduce avanti superando ogni difficoltà. Dio è potente, può veramente cambiare il cuore dell'uomo.

Forse questa soluzione ti sembrerà semplicistica e inadeguata ma è l'unica strada per uscire fuori dalla morsa della droga.


TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE

Sono l'ultimo di otto fratelli. Mia mamma si ammalò di un forte esaurimento nervoso mentre io ancora mi agitavo nel suo grembo. Quando nacqui, non era già più nelle condizioni di prendersi cura di me, così lo fece mia sorella più grande. Ma quando partì per l'America, dopo aver preso marito, per me era ancora troppo presto. Avevo solo 11 anni ed ero bramoso di affetto materno. Mi sentii abbandonato e terribilmente insicuro, mi parve che il mondo con tutto il suo peso gravasse sulle mie spalle ancora troppa gracili. Mi sentivo schiacciato.
Un profondo senso di ribellione contro tutti e contro tutto cominciò ad albergare nel mio cuore. Non davo ascolto a mio padre e più lui cercava di correggermi, più reagivo con forza. C'era in me un fuoco di risentimento verso la vita che mi induceva a fare tutto il contrario di ogni cosa giusta.

Avevo solo 15 anni quando divenni capo di una banda di ragazzini del mio quartiere. Facevamo molte bravate e ce ne vantavamo. Poi venne la stagione delle discoteche, delle ragazze, del sesso e dell'alcol, tanto. Mi ubriacavo spesso.
Immancabile giunse l'appuntamento con la droga: dapprima lo spinello, poi gli allucinogeni e l'eroina. Il mio cervello era in frantumi almeno quanto la mia anima. La cocaina, infine, distrusse quel poco che rimaneva della mia integrità di uomo. L'odio per il mondo e per la vita era ormai divenuto odio contro me stesso. In fondo non facevo altro che distruggermi, dose dopo dose, buco dopo buco. Ma cercavo ancora, seppure in maniera maldestra, di mascherare il disastro che ero divenuto. Giorno dopo giorno bruciavo la terra attorno a me. Credo di aver ingannato tutti, amici, parenti, familiari e quindi cresceva a dismisura tutto intorno il deserto. A questo punto la droga mi serviva per sentirmi in quello stato di torpore che ti impedisce di pensare e di riconoscerti per quello che sei diventato, una larva. Da fanciullo educato alla fede cristiana, ero divenuto un adoratore del diavolo, di un dio che chiamavo Eroina. Ero a meno di un metro dall'inferno.
Oggi riconosco i grandi sforzi fatti da mio padre per aiutarmi, dissuadermi, correggermi, amarmi. Ma a nulla valsero. Non so più in quante comunità terapeutiche ho soggiornato e da quante sono scappato. Ero in un vicolo cieco. Non ero più padrone di me. Più che l'alcol e la droga, il vero problema, comunque, ero io stesso.

La droga aveva, nei lunghi anni di abuso, corroso ogni cosa. Non sapevo più gioire e non sapevo più piangere. I momenti di lucidità erano talmente insopportabili che diverse volte ho tentato il suicidio. Oggi so che qualcuno mi proteggeva. Mi somministravo la morte a piccole dosi quotidiane, eppure ero terrorizzato dalla morte. Diverse volte sono stato in coma per overdose.
Non saprei dire come, né saprei ripetere le parole, ma nel mio cuore doveva esserci un grido soffocato di aiuto simile a una preghiera. "Ti prego, soccorrimi Signore. Donami la pace e fammi provare quella gioia di vivere che mi é sconosciuta!"
Dio rispose, e lo fece attraverso mio padre. Lui non aveva mai smesso di pregare per me. Fu lui a propormi di entrare in una comunità di recupero che aveva una forte enfasi di fede cristiana. "Papà portami pure in questo centro. Per me soltanto Dio, se esiste, può fare qualcosa." Qui conobbi non solo una comunità di ragazzi col mio stesso problema, ma anche una comunità spirituale, di persone sinceramente convinte dell'aiuto di Dio. Ero attratto da quella forte tensione spirituale ma non capivo fino in fondo da dove venisse. Avevo fede, ma ero ancora incredulo. Qualcuno a cui mi rivolsi mi parlò con semplicità e convinzione di Gesù. "Quello che non puoi fare con le tue forze lo può Gesù per te!". Cominciai una lunga, reiterata e ostinata preghiera. Volevo che Gesù operasse anche in me come in quei ragazzi. Stentavo a credere che avrebbe potuto rimettere assieme i pezzi della mia vita. Fu così, forse per la prima volta, che mi resi conto del male che avevo fatto a tante altre persone. Molti avevano patito a causa mia. Ma questo pensiero non mi distruggeva. La consapevolezza del peccato cresceva di pari passo con quella della Grazia. Dio mi voleva bene. Non si era stancato di me. Aveva continuato ad amarmi anche quando non mi amavo neppure io stesso. È stato per la sua vicinanza se ho potuto sopportare la paralisi delle crisi di astinenza. Lui, soltanto lui era capace di spegnere il fuoco che ardeva nel mio corpo, che bruciava le vene mentre le ossa erano pesanti come il piombo. Dio ha agito, certo, ma lo ha fatto attraverso molti di quei ragazzi che erano passati per quella stessa angusta strada. Erano per me come una schiera di angeli mandati a soccorrermi, giorno e notte.
La fede dei primi passi cominciò a diventare cammino quotidiano nella lettura della Parola di Dio, nella preghiera personale. Così l'antica storia di quel figlio, di cui narra la parabola, che parte per un lungo viaggio nel quale si perde, acquistava per me un significato biografico. Dio era proprio quel padre paziente e amorevole rimasto alla finestra ad aspettare il mio ritorno.
Da allora la presenza spirituale del Signore ha preso a medicare e curare le mie piaghe. La lunga malattia dell'anima aveva lasciato ormai posto alla stagione della convalescenza e della piena guarigione. Nessun medico e nessuno psichiatra aveva potuto affrancarmi da quei 22 anni di vita dissoluta vissuta alla mercé della droga. Il Signore l'ha fatto. L'ha potuto per mezzo del suo amore. L'ha compiuto mettendo in me la fede. L'ha realizzato donandomi dei fratelli. Ed oggi il più grande desiderio che ho nel cuore é quello di sapermi nelle sue mani uno strumento di aiuto per tanti altri ragazzi come me. Il mio desiderio è quello di vederli un giorno liberi dalla droga vivendo una vita con la pace, la gioia e l'amore di Dio che si può ottenere solo attraverso Suo Figlio Gesù.


TESTIMONIANZA DI UNA EX TOSSICODIPENDENTE E ALCOLIZZATA

L'influenza dell'hard-rock unitamente a tutte le esperienze vissute a partire dalla mia infanzia avevano terribilmente indurito il mio cuore. La dipendenza dall'alcool e dalla droga era soltanto la punta dell'iceberg; ma le situazioni in cui mi cacciavo per procurarmeli e le cose che facevo sotto il loro effetto erano una vera tragedia. So di aver sfiorato la morte diverse volte.
Ma non è stato sempre così, anzi... Quelli che mi conoscono dicono che sono stata l'incubo peggiore che possa capitare a dei genitori. All'età di 12 anni mi sono unita ad un gruppo chiamato "Hoods". Tra i 12 e i 21 anni ero quasi perennemente "in viaggio" grazie a due espedienti: l'alcool e la droga.

Una sera, i miei amici devono aver creduto che fossi sul punto di andarmene; così vollero sbarazzarsi di me prima che morissi in casa loro, decidendo di abbandonarmi, mentre non ero cosciente, in una casa disabitata. Nelle vicinanze c'era solo un'altra casupola, dove abitava una donna sola, una credente. Ad un certo punto, Dio la condusse in cucina per prendere un bicchiere d'acqua; attraverso la finestra, la donna vide fermarsi un'auto e tre uomini trascinare una ragazza dentro la casa disabitata, per andarsene poi a tutta birra. Immediatamente, avvertì la polizia. All'ospedale i medici dissero che se mi avessero trovata anche solo un quarto d'ora dopo sarei morta. A 15 anni sono scampata dal trascorrere l'eternità all'inferno... per una manciata di minuti.

Mi misero in una comunità di recupero per un anno, poi, respinta dai miei, iniziai a lavorare in un bar per sette sere a settimana per pagare l'affitto. Alla fine degli studi superiori decisi di iscrivermi all'università, perché non volevo certo finire i miei giorni come cameriera. Una mattina, mentre andavo a lezione, vidi alcuni uomini che da dietro un tavolo distribuivano dei libricini blu agli studenti. Uno di loro me ne diede uno. Quando vidi che si trattava di un Nuovo Testamento rimasi scioccata e lo buttai in fondo al mio armadio, decisa a non leggerlo per nessun motivo. Perché non l'ho subito gettato nell'immondizia? Non lo so...

Poco tempo dopo mi accorsi di essere incinta. Tutti pensavano che abortissi ma, visto che non facevo mai quello che gli altri si aspettavano da me, decisi di tenere il bambino. Così mi ritrovai all'università, sola, incinta, alcolizzata e drogata. Avevo comprato molti libri che avrebbero dovuto aiutarmi ad uscire dai miei guai, ma non vi trovai niente di niente. Non sapendo più che "pesci prendere" andai a cercare il piccolo Nuovo Testamento e mi misi a leggere.

Non sapevo molto di Gesù, e nemmeno della Bibbia. Iniziai a leggere il vangelo di Matteo, poi quello di Marco. Fui sorpresa perché mi sembrò di ricominciare la stessa storia. Quando iniziai il vangelo di Luca, ricominciai daccapo ancora una volta! Se guardo al mio passato, posso vedere come ognuno dei vangeli ha posto in me un fondamento ogni volta più solido.

Sapevo senza ombra di dubbio che tutto quello che c'era scritto era vero. A poco a poco, Gesù conquistò il mio cuore. Più andavo avanti nella lettura della Bibbia, più essa mi dimostrava ciò che era bene e ciò che era male e quanto Dio non sopportasse il peccato. A volte, smettevo di leggere perché mi sembrava che ogni parola mi condannasse; poi, però, tornavo alla Bibbia per soddisfare la mia sete di Dio. Nel maggio del 1981, mi laureai in informatica e tornai a Badbush per partorire. Jasmina nacque il 12 Agosto 1981. Finalmente avevo uno scopo nella vita. Un anno dopo, mi trasferii a Aberdeen, nel Dakota del Sud. Di fronte a casa mia c'era un parco. Un giorno, mentre portavo a spasso Jasmina, notai una piccola chiesa ed ebbi il desiderio di entrarvi. Mi sentii subito ben accolta e decisi di tornarvi ogni domenica.

Imparai a conoscere meglio il Signore Gesù, sia mediante la lettura della Bibbia sia attraverso i messaggi del pastore. Desideravo rispondere all'appello per la conversione e una domenica sera mi alzai per andare incontro a Gesù e riceverlo nel mio cuore. Fu il giorno più bello della mia vita. Tutti i presenti si misero dolcemente a cantare "Così qual sono, io vengo a Te". Rimasi lì, in piedi, piangendo per il rimorso, per la gioia, per il sollievo. Poi, dopo che il pastore ebbe pregato per me, tornai a casa con un cuore nuovo. Per la prima volta, mi sentivo pulita, leggera, in pace con Dio e con me stessa. Questo accadeva a Pasqua del 1983. Da quel momento in poi, la mia vita è davvero cambiata. Tre anni più tardi, Dio ha reso la mia gioia completa: un giovane della chiesa di Aberdeen mi ha chiesto di sposarlo. Ci siamo stabiliti a Fruitdale; Steve e Mag si sono aggiunti alla famiglia.

Che dono prezioso fu quel piccolo Nuovo Testamento! Mi ha guidata verso la salvezza e verso una nuova vita. So che il mio passato è morto e che in Cristo sono una nuova creatura.


TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE


(resa da un collaboratore dell'Associazione "Diaconia onlus", sezione n.6 di Napoli, via B. Quaranta, 9/d, San Giovanni a Teduccio - NA)

Mi chiamo Armando, ho 31 anni e circa 10 anni della mia vita li ho trascorsi nella sofferenza della droga. La mia è stata un'infanzia difficile convivendo con i continui litigi dei miei genitori e quando i miei decisero di separarsi il mio cuore venne colpito da un dolore profondo. Crescendo provavo invidia verso i miei amici perchè vedevo che avevano famiglie unite e desideravo averne una anch'io. Un giorno mia mamma fu colpita da un guaio giudiziario e io dovetti andare a vivere con una mia zia. In quello stesso periodo mio padre iniziò a bere ed entrò nel tunnel dell'alcool. Questo era un altro dolore che si aggiungeva al mio stato di sofferenza.

Man mano che crescevo, ormai ero un giovanotto, cresceva anche un senso di ribellione in me e un senso di disprezzo verso la vita e verso i miei genitori, e tante volte ho desiderato non esistere. Immancabilmente, frequentando la strada e la mia compagnia, si presentò la droga. Avevo poco più di sedici anni e iniziai a provare i primi spinelli e man mano che crescevo avevo in me il desiderio di andare oltre. Iniziai a provare droghe diverse, come la cocaina, "trip" allucinogeni e assumendo pasticche di extasy. Iniziai poi a frequentare varie discoteche di Riccione e di altri posti, spacciando droga. Un giorno, avendola in mano, venne in me il desiderio di provare l'eroina: è lì che iniziò la vera sofferenza sia fisica che mentale e presi a bucarmi e ad isolarmi dal mondo. Man mano che andavo avanti questa sostanza s'impradoniva sempre più della mia vita. Questo è durato per circa dieci anni e ormai mi ero rassegnato che questa doveva essere la mia vita e la mia fine. Io stesso non avrei scommesso una lira su di me e senza la dose quotidiana ero incapace pure di camminare.
Ho provato varie volte a smettere, persino riuscendoci per brevi periodi, ma in quel tempo mi mancava la sostanza e c'era un vuoto in me incolmabile.

Un giorno, mentre ero nella mia stanza, nei miei viaggi verso l'inferno della droga, mia mamma mi invitò ad andare a casa di mia zia perchè li c'erano delle persone che pregavano. Accettai di malavoglia ma poi, a casa di mia zia incontrai queste persone che mi parlavano di Gesù come un vivente che mi poteva liberare dal mio stato pietoso. Così fecero per me una semplice preghiera e uno di loro mi regalò pure una Bibbia. In quei momenti sentii l'amore che queste persone avevano e il loro peso per il mio problema. Anche in me avvenne qualcosa che non so spiegare e scendendo da quell’appartamento non vedevo l'ora di arrivare a casa mia. Non so cosa mi stava succedendo ma appena arrivato nella mia stanza presi l'altra droga che mi era rimasta e la scaraventai con tutta la mia rabbia dalla finestra. Poi mi inginocchiai e chiesi a Dio di liberarmi da quel laccio che mi teneva legato. La mattina seguente già mi svegliai diverso e veramente sentivo la presenza di Dio su di me e man mano che i giorni passavano iniziai a disprezzare la droga e la persona che ero stato.
Sono trascorsi diciotto mesi da quando ho smesso e sono veramente grato a Dio perchè la Sua presenza è sempre più tangibile nella mia vita. Oltre a essere stato liberato dalla droga, la mia vita è in pace con Dio e verso il prossimo. Non ho più confusione nella mente, il mio punto di riferimento è Cristo Gesù ed ogni mio problema lo metto davanti a Lui.

Posso veramente dire che mi sento rinato e sono circondato da persone che mi amano e mi stimano. Frequento anche una chiesa cristiana evangelica e il Signore ha messo nel mio cuore la compassione per i disadattati, infatti sono collaboratore di un'associazione, "progetto Kades", per il recupero degli emarginati. Sono grato a Dio per tutto ciò.


TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE

Ero un giovane come tanti altri, mi piaceva provare nuove cose perché pensavo "la vita è provare, toccare, assaggiare... a che serve la vita senza avere un po' di divertimento, senza avere nuove esperienze, senza provare nuove cose".
Così mi ricordo che poco alla volta ho iniziato a fumare la prima sigaretta... mi piaceva andare in discoteca, ascoltare musica, mi piaceva andare ad ascoltare dei concerti di musica rock... e sapete, in quell'ambiente sei un po' trascinato verso delle cose, anche se magari non lo vuoi fare, ne sei preso, trascinato. E così mi ricordo la prima volta ho iniziato a fumare spinello, hashish... e poco alla volta ho iniziato a provare eroina, ho iniziato a bucarmi, a drogarmi.
La prima volta che provai la droga mi dicevo "com'è bello... come mai tante persone non provano la droga?", perché mi dava una sensazione così bella, mi sembrava di essere in paradiso. E dicevo "mi voglio divertire, perché la vita è divertirsi, la vita è provare cose".
Andando sempre più avanti, cominciai a rendermi conto che se non mi drogavo stavo male, andavo in crisi d'astinenza. E così per molti anni mi sono drogato, e molte volte cercavo di uscire dalla droga, però non ce la facevo. La droga mi portò a fare delle cose stupide, anche se ero un "bravo ragazzo" come si dice, iniziai a rubare per procurarmi droga, e qualche volta anche a venderla.
La mia vita era distrutta, perché avevo 23 anni, e a causa della droga ero andato anche in prigione, e molte volte stavo per morire. Però posso ringraziare il Signore questa mattina perché Gesù mi ha liberato dalla droga, e posso dire che Gesù è veramente il liberatore.
E così per la prima volta un mio amico mi ha parlato di Gesù. Però la prima volta sentire parlare di Gesù per me era strano, perché questo mio amico anche lui un tempo si drogava, ma a un certo punto lo vidi con la Bibbia in mano, e mi diceva "Gesù mi ha liberato!". Io gli dicevo "La droga ti ha fatto uscire di testa". Ma lui disse "No, Gesù veramente mi ha liberato dalla droga! Io sono andato in una chiesa evangelica, e ho sentito la presenza di Dio, ho sentito che Dio veramente mi ha toccato". Io mi dicevo "Cos'è la presenza di Dio? che significa?", mi facevo tante domande.
Così all'inizio lo prendevo in giro, mi mettevo a ridere; però una volta lui mi disse "Vuoi venire con me stasera? vado in chiesa". E così andai, e lì vidi tante persone che pregavano, lodavano Dio, alzavano le loro mani... io dicevo "ma dov'è Dio? io non vedo niente, questi sono pazzi". Però mi ricordo che in quella sera, durante la preghiera, ero vicino al mio amico, e lui mise la mano sulle mie spalle e disse "Signore, ti prego, aiutalo!". E per la prima volta io ho sentito la presenza di Dio, non capivo cos'era, ma Dio mi parlò: "Tu hai 23 anni, sei distrutto, che cos'hai fatto della tua vita?".
E posso dire che da quella sera in poi, dopo un paio di settimane, Dio mi ha liberato dalla droga. Io ho visto quello che gli uomini, la società, i dottori, gli ospedali non potevano fare per me, Dio l'ha fatto. Nemmeno la prigione aveva potuto liberarmi dalla droga; mi ricordo che quando ero in prigione i miei genitori mi venivano a trovare, e io dicevo a mia mamma "Quando uscirò di qua, basta con la droga! Non mi drogherò più!". Però poco tempo dopo tornavo di nuovo nella droga, perché non era qualcosa solo della crisi d'astinenza ma ero legato nel mio cuore. E posso dire questa mattina che Gesù è potente da fare qualsiasi cosa. Forse tu hai lo stesso problema della droga, non lo so, o forse hai altri problemi, Gesù è capace di liberarti! Amen, Dio vi benedica.


Si vedano anche:

  • Centro Remar - comunità cristiana per il recupero tossicodipendenti e disadattati (link)
  • Associazione Diaconia (progetto Kades) - centro cristiano di ascolto per il recupero di tossicodipendenti ed etilisti (link)
  • Centro Kades (Adi) - comunità cristiana per il recupero dalla tossicodipendenza (link)
  • Teen Challenge - centro cristiano per il recupero dei tossicodipendenti (link)
  • Il Vangelo su questo sito
  • Qual è il messaggio del Vangelo?

  • Indirizzi utili:

    Betel Italia - Centro cristiano per il recupero tossicodipendenti.
    Offre un programma interno completamente gratuito, ingresso immediato, aperto a chiunque, senza discriminazioni di sesso, razza o religione. Sedi a Genova e a Napoli. Telefono (numero verde) 800.288.622.


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