Cristiani
non praticanti
(Gesù)
morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più
per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.
Mettete in pratica la Parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.
(2 Corinzi 5:15 - Giacomo 1:22)
L'espressione "cristiano non praticante" appare a volte nelle
inchieste sotto la voce "religione". Chi si riconosce in tale definizione
sostiene di riferirsi alla religione cristiana... ma senza adeguarsi a tradizioni
e cerimonie di cui non capisce il senso e di cui a volte denuncia l'ipocrisia.
Ma bisogna dare al termine "praticante" il giusto significato e non
riferirlo all'osservanza di cerimonie religiose, feste, tradizioni, che nulla
hanno a che fare con la vita cristiana.
Il cristianesimo,
se è autentico, deve essere vissuto dovunque e quotidianamente, e tradursi
in un comportamento coerente nella propria famiglia o nel proprio luogo di lavoro,
ad esempio. Il vero cristianesimo non è una mera accettazione
di regole morali o di insegnamenti, ma una vita completamente nuova vissuta
costantemente con il nostro Signore, Gesù Cristo.
L'esistenza del cristiano è grandemente influenzata dalla sua
relazione con Cristo. È un segno di riconoscenza verso il Signore che ha
dato per lui la propria vita alla croce, che gli ha manifestato tanto amore per
salvarlo dalla morte eterna.
Per chi conosce il Signore Gesù come suo Salvatore e suo Signore, la sua
fede gli dà una motivazione per tutta la vita, gli dà il desiderio
di rispondere al suo amore, di vivere per lui e di assomigliargli.
Voi che dichiarate di essere cristiani, avete accettato Gesù Cristo come vostro
Salvatore personale? È solo dopo avergli confessato i vostri peccati ed
aver creduto e ricevuto il perdono di Dio che sarete veri cristiani. Avrete allora
il diritto di portare il nome di Cristo, ma anche la responsabilità di
onorarlo con la vostra vita.
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