
Depressione spirituale
E' una situazione più
frequente presso coloro che crescono in un contesto religioso o in una famiglia
cristiana. Sono sempre andati in chiesa, s'interessano alle verità cristiane,
partecipano ai culti e agli studi biblici, ma molti di questi credenti sembra
che non riescano mai a liberarsi da un certo senso di tristezza. UN FONDAMENTO VAGO Di fronte a questa situazione, dobbiamo essere ben certi di aver compreso i principi fondamentali della fede cristiana. Il vero problema, spesso, nasce proprio lì. Alcuni cristiani sinceri rimangono sempre dei credenti infelici a causa di una cattiva comprensione del vero fondamento della salvezza. Per questo motivo tutti i loro sforzi rimangono senza frutto. Si concentrano solo sulla santificazione, ma non ne traggono vantaggio perché non hanno capito che cos'è la giustificazione. Pensando di essere sulla buona strada, continuano a camminare senza rendersi conto della situazione. Il caso di John Wesley,
il grande predicatore fondatore del Metodismo, illustra in modo clamoroso questo
fatto. Prima della sua esperienza ben nota del 1738, non aveva ancora compreso
il significato della giustificazione per la nostra salvezza. Interrogato, avrebbe
senz'altro dato delle risposte esatte intorno alla morte espiatrice di Cristo.
E tuttavia, nella sua esperienza cristiana non ci fu chiarezza circa la giustificazione
per fede finché non venne in contatto con i fratelli moravi ed in particolare
con Pietro Bohler. Wesley aveva tentato di trovare la gioia mediante un certo
stile di vita ed il compimento di molte buone opere: predicava ai detenuti a Oxford,
aveva abbandonato la sua ambita posizione all'università per avventurarsi
in un pericoloso viaggio attraverso l'Atlantico per andare a predicare l'Evangelo
ai pagani della Georgia. Molti cristiani, mi sembra, si trovano oggi nella stessa posizione del giovane Wesley. Convinti di aver compreso gli elementi fondamentali della vita cristiana, non hanno in realtà mai realizzato il senso della loro giustificazione e satana si adopera per aumentare la loro confusione. Al diavolo poco importa se questi cristiani si occupano della loro santificazione e degli altri aspetti della vita cristiana. Non potranno mai godere pienamente la loro posizione di credenti se non hanno compreso la giustificazione. Per questo motivo dobbiamo fermarci anzitutto su questo argomento. Esaminare un edificio nelle sue strutture esteriori serve a poco se le fondamenta non sono solide. UNA MANCANZA FREQUENTE Questo problema non è certamente nuovo e in qualche misura rappresenta l'opera prima di satana, il quale continuerà ad incoraggiarci a vivere una vita retta, purché rimaniamo lontani dall'accettare questa verità fondamentale dell'Evangelo che è la giustificazione. Pare che attualmente il diavolo riesca molto bene nel suo proposito: la grande maggioranza delle persone, infatti, considerano "cristiani" quelli che compiono delle opere buone anche se ignorano tutto circa la verità centrale della giustificazione. Già presso gli
antichi Giudei era presente questo problema. Gesù stesso non si stancava
di riprendere i Farisei per il loro errore e l'apostolo Paolo fa della giustificazione
per fede l'argomento principale della sua polemica con i suoi fratelli ebrei.
Questi, infatti, si sbagliavano radicalmente sulla questione della legge, pensando
che Dio l'avesse rivelata perché l'uomo potesse salvarsi mettendola in
pratica. I primi quattro capitoli della potente epistola ai Romani sono dedicati a quest'unico argomento. L'apostolo Paolo desiderava ardentemente rendere chiaro questo messaggio della giustificazione davanti a Dio che si ottiene soltanto per la fede in Gesù Cristo. L'annuncio nel primo capitolo (versetti 16 e 17): "Io infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede: prima del Giudeo e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, come è scritto: Il giusto vivrà per fede". Il problema era dunque: perché non accettavano tutti questo messaggio, direi quasi automaticamente, come la più bella notizia che fosse mai giunta in questo mondo? La risposta è semplice: non la credevano perché non pensavano di averne bisogno. Avevano un concetto sbagliato della giustizia. La giustizia di cui parla l'apostolo Paolo significa un giusto rapporto con Dio. Non vi può essere felicità, né pace, né gioia se non siamo in un giusto rapporto con Dio, se non siamo "giusti" dinanzi a Lui. Tutti sono d'accordo su questo punto, tanto i credenti sicuri, quanto quelli ancora infelici. La differenza fra gli uni e gli altri sta nel fatto che i cristiani infelici si sbagliano circa la maniera di ottenere questa giustizia davanti a Dio. Era lo stesso errore che commettevano i Giudei: pensavano di raggiungere la giustizia conformandosi alla legge, quale essi stessi la interpretavano e la comprendevano. Ma tutta la loro comprensione della legge era radicalmente errata: essi ne distorcevano il senso in modo tale che proprio lo strumento che Dio aveva dato per rivelare la loro necessità di salvezza, era diventato nelle loro mani il peggiore ostacolo alla salvezza stessa. LA CONVINZIONE DI PECCATO In che consiste dunque
questa giustificazione per fede? Per poterla comprendere appieno è necessario
che siano chiari alla nostra mente ed al nostro cuore alcuni semplici principi.
Il primo è la convinzione di peccato. Dobbiamo aver chiaro davanti a noi
il nostro grave stato di peccato nei confronti di Dio. Ricordate il vecchio
Simeone che prende fra le sue braccia il piccolo neonato Gesù? Egli espresse
una verità molto profonda quando affermò: "Ecco, questi è
posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele" (Luca 2:34). Non vi può
essere "rialzamento" senza una "caduta", un'umiliazione preliminare
davanti a Dio. E' una regola assoluta, ma molti pensano di poterne fare a meno
e la dimenticano. La Bibbia stabilisce un ordine che deve essere rispettato se
vogliamo godere le benedizioni della salvezza cristiana. Soltanto una profonda
convinzione di peccato ci spingerà verso Cristo e a contare unicamente
su di Lui. A questo riguardo mi viene alla mente la testimonianza di una giovane cresciuta in una famiglia molto religiosa. Nella sua chiesa, in un certo periodo, si erano verificate numerose conversioni di persone provenienti da ambienti poco raccomandabili. Ricordo ancora l'esclamazione di quella donna cristiana: "Lei non ci crederà, ma mi capita spesso di augurarmi di non essere stata educata come lo sono stata. Sarebbe stato meglio per me aver avuto una vita come quella di queste persone, per poi godere un'esperienza così stupenda come quella della loro conversione!" Che dire? In realtà non aveva mai visto chiaramente la sua posizione di peccatrice! PECCATO O PECCATI? Sono molte le cause
di questo stato di fatto. Queste persone confondono "il peccato" con
"i peccati"; pensano cioè al peccato sempre in termini di azioni
peccaminose e spesso fissandosi su alcune azioni particolari. E dal momento che
non hanno mai compiuto quelle azioni, non ritengono di essere peccatori. Il loro
ragionamento è molto semplice: "Non mi sono mai considerato veramente
un peccatore, perché ho sempre vissuto una vita moralmente seria e non
ho mai avuto la tentazione di fare cose cattive". Come fare per convincere
di peccato queste persone? E' proprio l'argomento che l'apostolo Paolo tratta
nel capitolo 3 della lettera ai Romani, iniziando già nel secondo. L'apostolo
Paolo dichiara: "Non c'è nessun giusto, neppure uno... tutti hanno
peccato e sono privi della gloria di Dio". Che significa: "tutti?"
I Giudei e i non Giudei, continua a ripetere l'apostolo. Tutto questo è
altrettanto vero oggi. Per raggiungere una reale convinzione di peccato, dobbiamo
smettere di pensare a certe particolari azioni peccaminose. Non è un cammino
facile, perché abbiamo tutti dei pregiudizi: limitiamo il peccato a certi
atti specifici e, non essendone colpevoli, crediamo di essere senza peccato. Nessuno
può giungere ad una profonda convinzione di peccato continuando a pensare
in questo modo. IL CUORE DELLA LEGGE DI DIO La convinzione del nostro stato di peccatori davanti a Dio non si produce paragonandoci agli altri, ma esaminandoci alla luce della legge di Dio. Che cos'è la legge di Dio? Si tratta forse dei comandamenti: "Non uccidere", "Non commettere adulterio", "Non rubare"? "Ma io non ha mai fatto queste cose", qualcuno dirà, "e perciò non sono un peccatore". Quelli sono atti particolari, ma ecco il nocciolo della legge, come la riassume Gesù: "Ama il Signore, Iddio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua... Ama il tuo prossimo come te stesso" (Marco 10:30-31). Dimentichiamo per un momento tutte le nostre piccole e grandi azioni riprovevoli e chiediamoci: "Amiamo Dio con tutto il nostro essere?" Se non possiamo rispondere positivamente (e chi lo può?) è evidente che siamo peccatori. "Tutti hanno peccato
e sono privi della gloria di Dio", dice la Bibbia. Dio ci ha creati per sé,
per la Sua gloria, per vivere interamente per il Creatore. L'uomo era destinato
ad essere il Suo rappresentante, a vivere in comunione con Lui, ad essere signore
sul creato, a glorificare Dio. Provo ad esprimere lo stesso pensiero in altro modo. Parlo in fondo della mia stessa esperienza, perché anch'io sono cresciuto in un ambiente profondamente cristiano. L'uomo è destinato a conoscere Dio. Perciò vi chiedo: conoscete Dio? Non vi chiedo se credete in Lui o se sapete alcune cose intorno a Lui. Essere credenti significa avere la vita eterna e Gesù dichiara: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo" (Giovanni 17:3). Non domandiamoci quindi: "Ho fatto questo o quello?" ma positivamente chiediamoci: "Conosco Dio? Gesù Cristo è vivo e reale per me?" Non vi sto chiedendo
se conoscete certe verità intorno alla Sua persona ed alla Sua opera, ma
vi domando se conoscete Lui personalmente e direttamente. Trovate la vostra felicità
nella Sua presenza? Gesù occupa il centro della vostra vita? E' la fonte
della vostra gioia? Si tratta del piano stesso di Dio: Egli ci ha creati per vivere
alla Sua presenza e godere della Sua comunione. L'essenza stessa del peccato consiste
nel rifiuto di entrare in questo piano divino e di vivere alla gloria di Dio. LA SALVEZZA IN CRISTO Tutto questo mi porta
al secondo principio. Il credente convinto di peccato realizza quindi la realtà
della salvezza di Dio in Cristo. Questa è la grande "buona notizia".
"Ecco le cose che io predico", dice in sostanza l'apostolo Paolo ai
Romani, "la giustizia che viene da Dio, la Sua giustizia, che si trova in
Gesù Cristo". Di che cosa sta parlando? Possiamo porre la domanda
in altri termini: Qual è il vostro concetto di Cristo? Perché è
venuto nel mondo? Che cosa ha compiuto Dio in Cristo? Gesù è per
voi soltanto un grande Maestro, un esempio o qualcosa di simile? "La giustizia
di Dio in Cristo Gesù", significa che Dio ha inviato il Suo Figliuolo
nel mondo per adempiere tutte le esigenze della legge ed ottenere così
la salvezza degli uomini. Gesù, Dio venuto in carne, ha preso su sé
la natura umana e proprio nella Sua qualità di uomo ha manifestato verso
il Padre una fedeltà assoluta, ha reso gloria a Dio, è vissuto nella
più totale ubbidienza alla legge divina. Non solo questo; l'apostolo Paolo
aggiunge, nella sua classica esposizione della dottrina della Croce: "Dio
lo ha prestabilito come propiziazione mediante il suo sangue attraverso la fede,
per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi
in passato, al tempo della sua divina pazienza; egli manifesta così la
sua giustizia nel tempo presente affinché sia giusto e giustifichi colui
che ha fede in Gesù" (Romani 3:25-26). Sono cose ardue da
dire per l'apostolo, ma devono essere dette e ripetute. Dio, proprio perché
è santo e giusto ed eterno, non poteva perdonare il peccato dell'uomo senza
punirlo, come aveva dichiarato. Dio doveva punire il peccato e lo ha fatto sulla
croce, su Cristo. Ora Dio è libero di perdonare e giustificare coloro che
credono in Cristo, che pongono in Lui la loro fiducia. L'apostolo Paolo continua: "Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge" (Romani 3:27-28). Dice in sostanza l'apostolo Paolo, voi vi gloriate di portare il segno della circoncisione, di possedere gli oracoli divini, di essere il popolo di Dio. Smettetela di ragionare in questo modo. Non appoggiatevi sulla tradizione dei vostri antenati. Eliminate ogni orgoglio dal vostro cuore e contate esclusivamente sul Signore Gesù Cristo e sulla Sua opera perfetta. Di fronte a questa realtà il Giudeo non è in nulla superiore al non giudeo perché "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio". Dobbiamo tutti guardare a Cristo e a Lui soltanto, mai a noi stessi, per nessun motivo. Per sapere se credete
veramente a questa verità, c'è un sistema molto semplice. Il Signore
stesso ha detto che saremo giudicati dalle nostre parole. Mi è successo
spesso di dover trattare quest'argomento e spiegare la dottrina della giustificazione
per fede e il modo con cui Dio ci mette in conto la Sua giustizia. Alla fine pongo
la domanda: "Adesso sei soddisfatto? Credi a questa dottrina?" La risposta
in genere è affermativa. Ma se poi aggiungo: "Sei allora disposto
ad affermare che sei un cristiano credente?" il mio interlocutore esita a
rispondere. Continuare a pensare
a sé stessi e a dichiarare: "Vorrei essere un cristiano, ma non sono
abbastanza buono, sono un gran peccatore", è come rinnegare Dio. La
gioia non giunge per quella via e continuerete a rimanere nella tristezza e nel
turbamento. Talvolta vi sembrerà di essere migliori, ma poi scoprirete
dì nuovo la vostra indegnità. Leggete le vite dei grandi uomini
di Dio e questo produrrà nuovi scoraggiamenti. "Che posso fare? Continuo
a sentirmi non abbastanza buono", vi direte. Esiste poi un altro
modo per provare voi stessi. Credete che dal punto di vista della salvezza e della
giustificazione davanti a Dio tutte le nostre abituali distinzioni non contano
nulla e ciò che determina se siete peccatori non è quello che avete
fatto, ma la vostra relazione con Dio? La vostra fiducia è posta completamente
in Cristo e in Lui soltanto? Non in ciò che siete, ma in quello che Egli
è; non in ciò che avete fatto, ma in quello che Egli ha compiuto
per voi. Poiché "L'uomo è giustificato per fede, senza le opere della legge". (Romani 3:28)
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