La
parola della croce
-
Potenza e sapienza di Dio per coloro che credono -
di G. Butindaro
Dio mi ha
chiamato a predicare la parola della croce, e sono felice di poterlo
fare sia a voce che per iscritto. E' una grazia concessami da quell'Iddio
che per tanti anni non ho servito, il cui appello al ravvedimento
mi gettai alle spalle svariate volte dicendo che ancora non era giunto
il tempo. Ma grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù perchè
un giorno mi diede il ravvedimento e mi attrasse a Cristo, liberandomi
dalla schiavitù del peccato e facendomi rinascere a nuova vita.
E non solo per questo gli rendo grazie, ma anche perchè Egli
mi rivelò la sua volontà, e cioè che mi aveva
appartato sin dalla mia fanciullezza per annunciare la parola della
croce ossia l'Evangelo della sua grazia. Il giorno che venni a sapere
che Lui mi aveva rivolto questa santa chiamata, dentro di me si accese
come un fuoco, il desiderio di spandere dappertutto il suo Vangelo,
quello stesso Vangelo che tanti secoli fa annunciarono i santi apostoli
del Signore, e di spanderlo come fecero gli apostoli cioè con
lo Spirito Santo, con ogni franchezza e con pienezza di convinzione.
Non dunque con sapienza di parola o con discorsi persuasivi di sapienza
umana, perchè in questa maniera renderei vana la parola della
croce e questo non voglio fare non solo perchè spoglierei della
sua potenza quel messaggio che è l'unico messaggio potente
a salvare l'uomo dal peccato e dalla perdizione eterna, ed il mio
desiderio come quello di Dio è che gli uomini siano salvati;
ma anche perchè mi attirerei l'ira di Dio perchè gli
disubbidirei, e non avrei più pace nell'anima mia. Molti savi
di questo mondo, si fanno beffe di questo messaggio, lo considerano
una pazzia, ma non è affatto così perchè quello
che sembra una pazzia non è altro che sapienza di Dio. Pazzia
semmai è la loro sapienza, quella umana, di cui essi vanno
fieri e si gloriano, quella sì che è pazzia agli occhi
di Dio perchè è scritto che Lui prende i savi nella
loro astuzia e che egli conosce i pensieri dei savi e sa che sono
vani. Dio ha reso pazza la sapienza di questo mondo. Per altri questo
messaggio è uno scandalo, ma anche questi sbagliano grandemente
lasciandosi trarre in inganno da una vana apparenza, perchè
questo messaggio è potenza di Dio per la salvezza di ognuno
che crede.
Io dunque non mi vergogno della parola della croce perchè sono
pienamente persuaso che Essa è potente a salvare l'uomo che
crede. Ho constatato di persona la potenza di questa parola, ho visto
con i miei propri occhi quello che questa parola è capace di
fare in chi l'accetta. Ero infatti un peccatore, ed Essa mi ha santificato;
ero perduto ed Essa mi ha salvato; ero un nemico di Dio ed essa mi
ha riconciliato con Dio; stavo andando nelle fiamme all'inferno ed
essa mi ha scampato dal fuoco; ero senza speranza ed Essa mi ha dato
una speranza; ero afflitto ed Essa mi ha dato una consolazione eterna;
ero un figlio dell'ira ed essa mi ha reso un figlio di Dio; ero morto
nei miei peccati, ed Essa mi ha vivificato. E queste stesse ed identiche
cose le possono dire molti altri. A Dio sia la gloria ora e in eterno.
Amen.
O uomini e donne, vi annuncio dunque la parola della croce che può
salvarvi e riconciliarvi con Dio e darvi l'eredità con tutti
i santi. Ve l'annuncio perchè voglio che siate salvati pure
voi, voglio che pure voi gustiate la bontà di Dio nella vostra
vita. Ascoltate, e prestate orecchio, perchè questa non è
una parola di poco conto ma è la vostra vita.
Gesù Cristo, il Figlio di Dio nato a Betleem di Giuda, in Israele,
ai giorni di Cesare Augusto (circa duemila anni fa), dopo essere stato
battezzato da Giovanni Battista nel fiume Giordano, e dopo che fu
unto di Spirito Santo da Dio (poco dopo essere stato battezzato),
andò in giro per tutta la Galilea e la Giudea, annunciando
l'Evangelo del Regno, e facendo del bene e guarendo tutti coloro che
erano sotto il dominio del diavolo, perchè Dio era con lui.
Ma gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, non riconobbero in lui
il Cristo, il Figlio di Dio che Dio aveva promesso anticamente tramite
i suoi profeti di mandare nel mondo, e lo condannarono a morte, e
lo diedero in mano di Ponzio Pilato, il governatore della Giudea,
che sentenziò che fosse crocifisso. Ma tutto ciò avvenne
per il determinato consiglio di Dio e per la sua prescienza, perchè
Dio aveva preordinato che il suo Figliuolo, il Giusto, fosse dato
nelle mani degli uomini peccatori e fosse appeso al legno della croce
come un malfattore; così egli si sarebbe caricato delle nostre
iniquità e sarebbe stato trafitto a motivo di esse. Queste
cose Dio le aveva preannunciate tramite i suoi profeti. Ecco quello
che ebbe a dire Isaia: 'Ma egli è stato trafitto a motivo delle
nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue
lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come
pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l'Eterno ha fatto
cader su lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, umiliò
se stesso, e non aperse la bocca. Come l'agnello menato allo scannatoio,
come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca.
Dall'oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della
sua generazione chi rifletté ch'egli era strappato dalla terra
de' viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo?"
(Isaia 53:5-8). E così i capi dei Giudei di Gerusalemme, disconoscendo
Gesù Cristo e condannandolo a morte, adempirono le dichiarazioni
dei profeti secondo le quali le cose dovevano andare esattamente in
questa maniera.
Dunque Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morì per i nostri
peccati, per compiere con il suo sacrificio l'espiazione dei nostri
peccati. Era necessario che Lui, il Santo, Colui che non conobbe peccato,
spargesse il suo sangue perchè senza spargimento di sangue
non v'è remissione. Questo principio lo ritroviamo nella legge
che Dio diede al popolo d'Israele al monte Sinai, legge che ha l'ombra
dei futuri beni e non la realtà stessa delle cose, infatti
il popolo quando commetteva un peccato contro Dio doveva offrire per
il suo peccato un sacrificio per il peccato che consisteva in un giovenco
e il sacerdote che lo offriva doveva prendere del sangue dell'animale
e farne aspersione davanti a Dio sette volte e poi metterlo sui corni
dell'altare (quello dei profumi) che era davanti a Dio nella tenda
di convegno e spargere il rimanente ai piedi dell'altare dell'olocausto
che invece stava all'ingresso della tenda di convegno. Ecco quello
che dice la legge: "Se tutta la raunanza d'Israele ha peccato
per errore, senz'accorgersene, e ha fatto alcuna delle cose che l'Eterno
ha vietato di fare, e si è così resa colpevole, quando
il peccato che ha commesso venga ad esser conosciuto, la raunanza
offrirà, come sacrificio per il peccato, un giovenco, e lo
menerà davanti alla tenda di convegno. Gli anziani della raunanza
poseranno le mani sulla testa del giovenco, davanti all'Eterno; e
il giovenco sarà sgozzato davanti all'Eterno. Poi il sacerdote
che ha ricevuto l'unzione porterà del sangue del giovenco entro
la tenda di convegno; e il sacerdote intingerà il dito nel
sangue, e ne farà aspersione sette volte davanti all'Eterno,
di fronte al velo. E metterà di quel sangue sui corni dell'altare
che è davanti all'Eterno, nella tenda di convegno; e spanderà
tutto il sangue appiè dell'altare dell'olocausto, che è
all'ingresso della tenda di convegno. E torrà dal giovenco
tutto il grasso, e lo farà fumare sull'altare. Farà
di questo giovenco, come ha fatto del giovenco offerto per il peccato.
Così il sacerdote farà l'espiazione per la raunanza,
e le sarà perdonato" (Levitico 4:13-20), questo nel caso
il popolo commetteva un peccato in un qualsiasi giorno dell'anno.
Ma c'era un'altra occasione in cui doveva essere offerto un animale
per compiere l'espiazione dei peccati del popolo ed era il giorno
dell'espiazione che cadeva il decimo giorno del settimo mese; in quel
giorno il sommo sacerdote doveva scannare sia un giovenco per i suoi
peccati che un capro come sacrificio per il peccato del popolo e portarne
il sangue dentro il luogo santissimo, ecco infatti quello che dice
la legge: "Aaronne offrirà dunque il giovenco del sacrifizio
per il peccato per sé, e farà l'espiazione per sé
e per la sua casa; e scannerà il giovenco del sacrifizio per
il peccato per sé. Poi prenderà un turibolo pieno di
carboni accesi tolti di sopra all'altare davanti all'Eterno, e due
manate piene di profumo fragrante polverizzato; e porterà ogni
cosa di là dal velo. Metterà il profumo sul fuoco davanti
all'Eterno, affinché il nuvolo del profumo copra il propiziatorio
che è sulla testimonianza, e non morrà. Poi prenderà
del sangue del giovenco, e ne aspergerà col dito il propiziatorio
dal lato d'oriente, e farà sette volte l'aspersione del sangue
col dito, davanti al propiziatorio. Poi scannerà il capro del
sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà
il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello
che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l'aspersione
sul propiziatorio e davanti al propiziatorio" (Levitico 16:11-15).
Dunque, come il sommo sacerdote doveva spargere il sangue di quel
giovenco per compiere l'espiazione dei suoi propri peccati e il sangue
di quel capro per compiere l'espiazione per il peccato del popolo,
così Gesù Cristo, il sommo sacerdote dei futuri beni,
doveva spargere il suo proprio sangue per compiere l'espiazione per
i nostri peccati. Sia il sangue di quel giovenco che di quel capro
dunque prefigurava il suo sangue; il sangue di quel giovenco e di
quel capro era dunque un'ombra del sangue di Cristo Gesù. Adesso
dunque che abbiamo la realtà, non abbiamo più bisogno
dell'ombra se non per spiegare perchè fu necessario che Gesù
Cristo spargesse il suo sangue.
Dopo che Gesù Cristo spirò sulla croce, il suo corpo
fu preso e posto in un sepolcro dove non era ancora stato posto nessuno.
Ma il terzo giorno Dio lo risuscitò dai morti, perchè
non era possibile che la morte lo tenesse legato, ed anche la sua
resurrezione era stata preannunciata da Dio nell'antichità
infatti Davide ebbe a dire del Messia: 'Poiché Davide dice
di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché
egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso.
Perciò s'è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la
mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché
tu non lascerai l'anima mia nell'Ades, e non permetterai che il tuo
Santo vegga la corruzione. Tu m'hai fatto conoscere le vie della vita;
tu mi riempirai di letizia con la tua presenza' (Atti 2:25-28). E
così Dio non permise che il suo Santo vedesse la corruzione,
ma lo risuscitò dai morti. Ma perchè fu necessario che
Gesù Cristo risorgesse dai morti? Perchè, come nel rituale
del giorno dell'espiazione il sommo sacerdote doveva prendere prima
il sangue del giovenco e poi quello del capro e portarlo nel luogo
santissimo del santuario che Dio aveva fatto costruire, così
il sommo sacerdote dei futuri beni dopo avere offerto se stesso quale
sacrificio per i nostri peccati, doveva entrare anche lui in un santuario,
ma non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione,
e non con sangue di giovenchi o di becchi, ma con il suo proprio sangue
per acquistarci una redenzione eterna, e questo santuario era il cielo
stesso. Se dunque il sommo sacerdote dei futuri beni, cioè
Gesù Cristo, doveva morire per spargere il suo sangue per i
nostri peccati, è evidente che per portare a termine la sua
opera di redenzione doveva pure risuscitare per entrare mediante il
suo proprio sangue, e non quello di tori o di becchi, nel cielo stesso
al cospetto di Dio, cosa quest'ultima che egli fece alcune settimane
dopo essere risorto dai morti. Ecco quanto afferma la Scrittura a
tale riguardo: "Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri
beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più
perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione,
e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio
sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo
acquistata una redenzione eterna" (Ebrei 9:11-12), ed anche:
"Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto
con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora,
al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più
volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario
con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir
più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola,
alla fine de' secoli, è stato manifestato, per annullare il
peccato col suo sacrificio" (Ebrei 9:24-27). La risurrezione
di Cristo dunque fu necessaria "per la nostra giustificazione"
(Romani 4:25).
E dopo essere risorto, Gesù Cristo si fece vedere dai suoi
discepoli in svariate occasioni, mangiò e bevve con loro, e
parlò con loro, per quaranta giorni, dopo di che fu assunto
in cielo alla destra di Dio da dove tornerà, come lui stesso
ha promesso, a suo tempo nella gloria del Padre suo con i suoi angeli.
Siavi dunque noto, che chi crede in Gesù Cristo, riceve la
remissione dei peccati mediante il suo nome ("Di lui attestano
tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de'
peccati mediante il suo nome" Atti 10:43), viene giustificato
da Dio (Egli è "giusto e giustificante colui che ha fede
in Gesù" Romani 3:26), ed ottiene la vita eterna ("Chi
crede nel Figliuolo ha vita eterna" Giovanni 3:36) per cui quando
morirà la sua anima andrà immediatamente in paradiso
dove Dio fa regnare la sua pace. Mentre chi rifiuta di credere in
lui, l'ira di Dio rimane su di lui, i suoi peccati rimangono sulla
sua coscienza e quando morirà la sua anima andrà nelle
fiamme dell'inferno dove piangerà e striderà i denti
in attesa del giorno del giudizio. Davanti a voi è posta sia
la vita che la morte, la benedizione e la maledizione, scegliete la
vita, scegliete la benedizione, per vivere in pace con Dio ed ereditare
la gloria eterna.
La salvezza quindi è per grazia, perchè si ottiene soltanto
per fede, quello che dovete fare per ottenerla è solo ravvedervi
dei vostri peccati e credere nella morte espiatoria e nella resurrezione
del Signore Gesù Cristo, la prima cosa avvenuta a cagione delle
nostre offese e la seconda per la nostra giustificazione (cfr. Romani
4:25). E se è per grazia, non è per opere, altrimenti
grazia non è più grazia. Che grazia sarebbe infatti
se si potesse meritare? E poi, a che gioverebbe la morte di Cristo
se la salvezza si potesse ottenere per mezzo della propria giustizia?
Proprio a nulla secondo che è scritto: "Se la giustizia
si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente"
(Galati 2:21). Ed ancora, se la salvezza si potesse ottenere mediante
le proprie opere buone, non è forse vero che una volta ottenuta
ci si potrebbe gloriare dinnanzi a Dio? Certo che sì. Ma proprio
per togliere all'uomo ogni occasione di gloriarsi di se stesso di
avere potuto ottenere la salvezza, Dio ha stabilito che essa fosse
per grazia secondo che è scritto: "Non è in virtù
d'opere, affinché niuno si glori" (Efesini 2:9). L'unica
cosa che può, anzi che deve, fare quindi l'uomo che viene salvato
è quella di gloriarsi nel Signore.
Non pensate quindi che potete essere salvati dai vostri peccati in
qualche altra maniera, magari compiendo opere meritorie, sacrifici
espiatori personali, atti di mortificazione vari, perchè non
è così, lo ripeto, non è così. Anzi, sappiate
che se voi vi basate sulle vostre opere buone per ottenere la salvezza,
siete sotto maledizione perchè è scritto: "Poiché
tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione;
perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in
tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!"
(Gal. 3:10). Parole dure, lo so, ma veraci. E potete essere liberati
da questa maledizione solo credendo in Gesù Cristo perchè
Dio lo ha mandato proprio per riscattarci dalla maledizione della
legge essendo divenuto maledizione per noi poiché è
scritto: 'Maledetto chiunque è appeso al legno', e affinché
la benedizione d'Abramo, cioè la giustificazione che dà
vita, venisse su di noi in Cristo.
Che farai dopo avere udito questo lieto messaggio? Lo accetterai o
lo rigetterai? Accettalo, e ne avrai del bene; sì, ne avrai
del bene.